Questa è una storia, puramente inventata, che parla di un piccolo uomo e del suo grande coraggio, del suo eroismo, della sua determinazione; ma anche di un generale severo, di due eserciti e di molte altre cose.
In terre lontane da qualunque altra terra su questo mondo, vivevano due popolo molto diversi tra loro: Il primo, quello degli Xunas, era un popolo molto pacifico, atto alla coltura di piante da frutta e verdura ed all’allevamento del bestiame; ma possedeva un piccolo esercito regolare che era molto addestrato, seppur numericamente assai ridotto. Il secondo popolo invece era il popolo degli Amarth, un popolo di potenti guerrieri dalle belliche e barbariche usanze che aveva raggiunto quelle terre devastando distruggendo e saccheggiando tutto ciò che vi era lungo il cammino.
All’imperatore degli Xunas era evidente che il prossimo obbiettivo della belligerante popolazione era il loro villaggio; quindi decise, a malincuore invero essendo l’imperatore riluttante verso le guerre, di istituire una leva obbligatoria, dove tutti gli uomini compresi tra i 16 e i 40 anni sarebbero stati obbligati a servire il loro imperatore nell’esercito.
Non in molti accorsero alla chiamata del loro imperatore, essendo la popolazione molto piccola, tanto che le nuove reclute furono raggruppate in un unico battaglione e insieme all’esercito contavano a malapena i mille uomini, mentre gli Amarth avevano un esercito che raggiungeva i cinquemila esperti soldati.
Il battaglione venne messo sotto la guida esperta del generale Erdus, un uomo forte valoroso ed un ottimo soldato, che li avrebbe dovuti istruire all’atre del combattimento, poiché molti di loro non sapevano nemmeno la differenza tra un coltello e una spada. Erdua fisicamente era un uomo molto muscoloso, con degli occhi azzurri come il cielo e lunghi capelli colore dell’oro, molti dicevano che se non avesse dedicato interamente la sua vita all’esercito, avrebbe potuto sposare tutte le donne del mondo talmente fascinoso che era; suo padre era anch’egli un generale, ma morì qualche anno dopo la nascita del piccolo, ucciso nel sonno per motivi di politica. Il primo giorno di allenamento il generale fece un discorso alle nuove reclute, un discorso ricolmo di parole come patriottismo ed onore, promise loro che sarebbero diventanti guerrieri esperti, uomini veri senza timore alcuno, veloci come falchi in picchiata, potenti come vulcani eruttanti, ma questo avrebbe comportato molti sacrifici, e molti di loro avrebbero fallito l’addestramento e sarebbero stati rimandati a casa ricoperti di vergogna.
In particolare un uomo, una delle tante reclute, era particolarmente inabile a combattere; il suo nome era Ridley ed era un uomo molto basso e minuto, dai capelli secchi e corti. Egli rimaneva sempre indietro nelle corse, negli addestramenti di guerra era sempre lo sconfitto, non riusciva mai a concludere i percorsi di allenamento fisico, ogni compito affidatogli veniva svolto male o non veniva svolto affatto. Spesso inoltre Ridley veniva sorpreso a compiere azioni proibite nell’esercito, e a causa di ciò quasi raramente i suoi commilitoni non venivano puniti insieme o al posto suo, così che il piccolo uomo si era reso nemici tutte le altre reclute, e circa una settimana dopo l’inizio dell’addestramento, Ridley fu rimandato a casa propria, umiliato e deriso da tutto l’esercito.
Nel frattempo gli Amarth avanzavano conquistando rapidamente territorio e distruggendo villaggi, ormai erano prossimi alla capitale, dove si trovava la maggior parte della popolazione e l’imperatore stesso. Il capo degli Amarth era un uomo muscoloso e
Possente, senza nessun capello in testa, e il cranio soltato da lunghissime cicatrici, il suo nome era Argluk ed aveva la fama di sanguinario assassino, adorava combattere con la sua gigantesca ascia a due mani, ed al manico di essa legava i teschi dei combattenti più forti che incontrava, si dice che tra quei teschi vi fosse anche quello di suo fratello.
Un giorno, circa sei mesi dall’inizio dell’addestramento, una lettera raggiunse il Generale Erdus informandolo che il capo dell’esercito richiedeva che le loro truppe avrebbero dovuto muoversi verso lo stretto di Estom dove insieme al resto dei battaglioni avrebbero teso un imboscata alle truppe degli Amarth poiché l’attraversamento di quel vallo era indispensabile per raggiungere la capitale. Nel frattempo le reclute erano state perfettamente addestrate, erano diventanti macchine da guerra, forti, veloci, potenti, coraggiosi, indistruttibili. Uno di loro inoltre perfezionò una polvere nera molto particolare, al contatto con il fuoco essa produceva un esplosione di proporzioni gigantesche, molto più potente di qualunque altra. La polvere venne chiamata “Ira di Undelas” che era la Divinità che gli Xunas adoravano, essa era una divinità molto versatile, poteva essere molto misericordiosa e comprensiva, oppure iraconda e vendicativa. Il giorno dopo l’arrivo della lettera l’esercito si mise subito in marcia verso lo stretto, il tempo necessario per raggiungerlo erano circa sei giorni, nei quali i soldati attraversarono fiumi, foreste e monti; il giorno prima dell’arrivo fecero una lunga pausa, per non arrivare stremati alla battaglia. Il giorno seguente al loro arrivo alla gola si presento uno spettacolo terrificante, lo stresso era pieno di Amarth che attendevano il battaglione pronti alla guerra, mentre nello spiazzo precedente lo stresso, erano stati impalati tutti i corpi degli Xunas sconfitti, molti erano marciti da tempo e ricoperti da mosche ed insetti vari, altri invece sembravano essere stati uccisi la sera prima. Il comandante era terrorizzato e nel panico, mentre dall’altra parte del campo di battaglia Argluk aveva il braccio alzato; tutti i presenti sapevano che quando egli l’avrebbe nuovamente abbassato gli Amarth avrebbero caricato i propri avversari che erano svantaggiati per numero e posizione strategica. Erdus non sapeva cosa fare, sia che avessero caricato a loro volta sia che fossero rimasti fermi o avessero tentato di fuggire la loro fine era segnata e con loro la capitale; di certo il bel generale non temeva la sconfitta, ma sapeva che doveva a tutti i costi fermare gli avversari o il suo popolo sarebbe stato cancellato per sempre.
Ma a un certo punto, ancora prima che Erdus potesse decidere l’ordine da dare ai suoi uomini, alle spalle del misero esercito Xunas comparve il piccolo Ridley che aveva seguito il suo battaglione benché gli fosse stato proibito.
Il piccolo uomo correva in direzione dei suo vecchi commilitoni e prima che qualcuno di loro potesse aprire bocca il piccolo uomo dai capelli secchi e corti aveva afferrato un barile di “Ira di Undelas” ed una torcia, e iniziato a correre verso l’esercito nemico.
Le urla dei suoi compatriotti e del generale non riuscirono a fermarlo e così egli entrò nel raggio d’azione di balestrieri ed arcieri nemici, le frecce e i quadrelli cominciarono a volare, scagliati verso il cielo e ricadendo in direzione del piccolo Ridley che teneva sotto il braccio sinistro la polvere esplosiva, e impugnava nella mano destra la torcia accesa e brillante. In pochi istanti l’uomo fu colpito da una moltitudine di colpi nemici e cadde al suolo.
Per parecchi istanti i due battaglioni osservarono il suo corpo steso a terra, molti degli Amarth cominciarono a ridere al gesto dello stolto avversario, mentre molti degli Xunas piansero il suo coraggio, insieme al generale.
Ma prima che Argluk potesse dare il via all’attacco verso l’esercito nemico il piccolo Ridley si rialzò dal suolo, ancora coperto dalle mille ferite, e ricominciò a correre come nessun uomo aveva corso in vita sua, come una saetta che solca il cielo in un rombo terrificante ed assordante; gli avversari rimasero allibiti per molti attimi prima di ricominciare a scagliare frecce e quadrelli verso di lui, e nonostante venne trafisso da molte altre di esse il piccolo continuava a correre.
Molti dei soldati presenti pensarono che fosse Undelas in persona a dare la forza al piccolo uomo o che addirittura lui ne fosse una reincarnazione.
Dopo molte ferite Ridley raggiunse la base della montagna alla sinistra dello stretto dentro il quale stavano gli Amarth, ma prima che potesse accendere la polvere Argluk prese la sua grossa ascia e decapitò di netto il piccolo uomo. Un urlo di rabbia esplose levandosi dalle gole di Erdus ed i suoi uomini che accecati dall’ira caricarono gli avversari, nessuno fu mai visto combattere con tanta foga quanto il generale ed i suoi uomini, spinti dalla sete di giustizia e vendetta nei confronti del coraggioso Ridley. La battaglia iniziò più sanguinaria che mai, subito Argluk fu assalito e decapitato a sua volta, ma i suoi uomini non si dispersero e continuarono a combattere. Nonostante il coraggio degli Xunas però l’esercito avversario rimaneva comunque in forte vantaggio, fino a che il bel generale Erdus afferrò una torcia e iniziò a correre verso il barile di polvere portato in precedenza li vicino, e gettandosi verso di esso fece scoppiare “L’ira di Undelas” in un tremendo boato che distrusse completamente la base della montagna. Detriti e gigantesche rocce caddero sul barbarico esercito, schiacciandolo completamente, ma anche molti del battaglione delle reclute Xunassiane perirono sotto le macerie o a causa dell’esplosione della botte di polvere. I pochi sopravvissuti, in condizioni disastrose tornarono alla capitale per ricevere cure mediche e raccontare del coraggio di un piccolo uomo e della devozione e determinazione di un generale e dei suoi uomini.

Dal pg “Snayls” di Elamshin per il concorso letterario

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